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1. Il calendario
2. Il programma
3. Paolo Fresu: Cookin' jazz
4. Biglietti e abbonamenti
5. Gli sponsor
6. Soggiornare a Berchidda
7. Tabloid
 
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2. Il programma  

Una manciata di spaghetti in cottura dentro un’insolita pentola: la campana di uno strumento a fiato. In alto campeggia una scritta rossa, tracciata a mano con la salsa di pomodoro: "Cookin’ Jazz". Ecco immagine e titolo del prossimo festival Time in Jazz, che a mezza estate celebra la sua diciannovesima edizione. Il periodo è quello consueto, intorno a ferragosto. E Berchidda, al confine fra Gallura e Logudoro, nel nord-est della Sardegna, ne è come sempre l’epicentro: nel paese natale di Paolo Fresu, ideatore e direttore artistico della manifestazione, si concentra infatti la maggior parte degli eventi in programma.

Ad ospitarli, tanti "teatri" diversi e spesso inusuali: il palco centrale in Piazza del Popolo, naturalmente, luogo deputato per i concerti serali, clou della manifestazione. Ma anche i boschi e i selvaggi pendii del Monte Limbara, e le chiesette campestri nei dintorni del paese e dei centri più o meno vicini toccati da questo o quell’appuntamento: Tempio Pausania, Ozieri, Oschiri, Monti, Nughedu San Nicolò e la "new entry" Pattada. E non finisce qui, perché il calendario promette musica anche a bordo di un treno in arrivo da Cagliari, di una nave in viaggio nel Tirreno e all’aeroporto di Olbia. La durata del festival si adegua alle circostanze andando ad abbracciare l’arco di sei giorni, dal 10 al 15 agosto, con una "coda" all’alba del 16: il tempo giusto per apprezzare il fitto cartellone di concerti e il consueto apparato di mostre, esposizioni ed eventi raccolti sotto l’insegna del P.A.V., la costola di Time in Jazz dedicata alle arti visive.

"Cookin’ jazz", dunque: ovvero, jazz e cucina, jazz e gusto. Sull’abbinamento di due termini apparentemente lontani, il festival gioca quest’anno le sue carte per proseguire il percorso, da sempre caro a Time in Jazz, del confronto fra musica e altri codici. Ma il connubio in questo caso è particolarmente intrigante e appetitoso, tanto più se può celebrarsi nel clima di accoglienza e ospitalità tipico di quest’angolo di Sardegna. Terra di forti tradizioni: culturali, musicali, ma anche e soprattutto enogastronomiche.

Oltre all’indispensabile contributo delle Istituzioni che sostengono la manifestazione – il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, l’Assessorato allo Spettacolo e Attività Culturali e quello al Turismo della Regione Autonoma della Sardegna, il Comune di Berchidda, la Provincia di Olbia-Tempio, la Comunità Montana del Monte Acuto e le Amministrazioni Comunali dei diversi centri interessati – il festival si affaccia alla sua diciannovesima volta con la preziosa collaborazione di un folto stuolo di enti e aziende: Fondazione Banco di Sardegna, Ente Foreste della Sardegna, ERSAT, Istituto Superiore Regionale Etnografico, Trenitalia e RFI, Meridiana, GEASAR, Sardinia Ferries, Gambero Rosso, Fondazione Fabrizio De André, Cantina Sociale Giogantinu, Nuova Casearia, Rau Arte Dolciaria, Distilleria Lucrezio R, FAB Autoservizi, Pincar, Cooperativa La Memoria Storica, Ente Musicale di Nuoro, Associazione Blue Note Orchestra, Associazione Culturale TiConZero.

Time in Jazz può così imbandire una tavola come sempre ricca di prelibatezze musicali (e non solo) da assaporare in luoghi e orari differenti, dalla mattina a notte fonda, col previsto contorno di una serie di iniziative come degustazioni ed esposizioni di prodotti tipici dell’enogastronomia berchiddese (già collaudato con successo lo scorso anno) e isolana.

Il menù dei concerti offre l’imbarazzo della scelta. Il piatto forte, si sa, sono gli appuntamenti serali in Piazza del Popolo, al via sabato 12 agosto. Ma già nei due giorni precedenti il festival avrà vissuto alcuni dei suoi momenti più interessanti. Come il concerto in programma il 10 pomeriggio (ore 18) all’Agnata, la località nei pressi di Tempio Pausania che il grande Fabrizio De Andrè elesse a uno dei suoi luoghi di ritiro preferiti. Il successo che l’anno scorso raccolse da queste parti Danilo Rea col suo omaggio al cantautore scomparso, invita a ripetere l’esperienza: protagonista, stavolta, l’affiatatissimo duo della cantante Maria Pia De Vito e della pianista Rita Marcotulli.

Anche il concerto in programma la sera dopo (venerdì 11, ore 21.30) si candida a restare nell’album dei migliori ricordi: la Chiesa di N.S. di Monserrato, a Ozieri, ospita infatti il trombettista norvegese Arve Henriksen, una delle espressioni più originali del nuovo jazz scandinavo, e Jan Bang ai sampler.

Ritroveremo i due anche nel set che inaugurerà, sabato 12, la serie di serate in Piazza del Popolo, cuore del festival nel cuore di Berchidda, quest’anno all’insegna delle produzioni originali (e tutte con inizio alle 21.30). Si affida infatti al contributo di Henriksen e Bang il percussionista Paolo Vinaccia per condire di sonorità elettroniche il suo progetto "The Receipe": la zuppa di pesce cagliaritana, "sa cassola", è la ricetta in questione, e chiama in scena anche una coppia di attori - Jana Angioy e Giampaolo Loddo - litigiosamente divisi, dietro i fornelli, su ingredienti e modalità di cottura.

I brindisi più noti della lirica sono invece lo spunto tematico de "Il vino all’opera", altro progetto speciale proposto la stessa sera del 12 dal P.A.F. trio: Paolo Fresu (tromba e flicorno), Antonello Salis (pianoforte) e Furio Di Castri renderanno un giocoso omaggio al nettare di Bacco pescando dalle pagine musicali scritte sul tema da grandi classici come Donizetti, Rossini, Mascagni e Verdi, e trovando un degno complemento visivo nelle immagini create all’impronta dall’artista Alex Pinna.

Evocano incroci fra jazz e palato anche i due set al centro dei riflettori domenica 13: si intitola "Bere, mangiare, cantare" quello che avrà per protagonista il trio G.S.M., ovvero Peppe Servillo (cantante e fondatore degli Avion Travel), Javier Girotto (ance) e Natalio Mangalavite (pianoforte); mentre si annuncia come un "Concerto per quintetto e catering" quello del pianista Stefano Bollani alla testa di una formazione che schiera Mirko Guerrini e Nico Gori alle ance, Ares Tavolazzi al contrabbasso e Cristiano Calcagnile alla batteria.

"In cerca di cibo" era il titolo di una riuscitissima incisione di qualche anno fa (per la ECM) del duo formato da Gianluigi Trovesi e Gianni Coscia: il sassofonista e il fisarmonicista ne rispolvereranno il titolo per aprire la serata del 14.

Serata che, nel set successivo, sarà illuminata dalla presenza di un’autentica protagonista del jazz degli ultimi quattro decenni, Carla Bley. La pianista, compositrice e arrangiatrice americana arriva a Berchidda in compagnia di un altro nome storico, il bassista Steve Swallow, e del sassofonista inglese Andy Sheppard, per congiungersi con l’Orchestra Jazz della Sardegna e dare forma a un altro progetto originale del festival, "Dinner Music": una coproduzione di Time in Jazz, dell’associazione Blue Note Orchestra di Sassari e dell’Ente Musicale di Nuoro, che prende in prestito il titolo, anche in questo caso, da un disco di ieri (del 1976, per l’esattezza) della Bley.

La sera di ferragosto, subito prima che decolli la consueta festa finale, il palco di Piazza del Popolo sarà tutto di Ascanio Celestini e Paolo Fresu. L’attore-favolatore romano e l’enfant du pays con la sua tromba hanno di recente battezzato (il 31 marzo scorso, a Brescia) un originale dialogo artistico a base di racconti e musica. A Berchidda lo riprenderanno seguendo il leitmotiv di "Cookin’ Jazz", e saranno dunque storie e note ispirate alla musica e al cibo, al gusto del palato, quelle che nasceranno dall’arte affabulatoria dell’immaginifico Celestini e dalla poesia del jazz del trombettista berchiddese.

Il tempo di liberare la platea dalle poltroncine, e via all’ultimo appuntamento in Piazza del Popolo, come sempre all’insegna della festa: a menare le danze sarà la Gangbé Brass Band, in arrivo dal Benin con la sua travolgente miscela a base di jazz e di ritmi e sonorità della sua terra. Alla formazione africana spetterà la parte del leone in questo festival: ad essa sono infatti affidate le consuete parate che ogni giorno, all’imbrunire, precederanno i concerti serali, ma anche una serie di esibizioni "extra moenia". A partire da quella con cui accompagnerà la sua traversata in nave dalla penisola verso la Sardegna, il 10 agosto. Ottoni e percussioni raccolti sotto le insegne della Gangbé Brass Band saranno anche protagonisti di due "Concert-azioni" in programma all’aeroporto di Olbia: la mattina dell'11 agosto (alle 10) e quella del 15 (ore 12:45).

Sul filo del viaggio prende le mosse anche un altro progetto originale del festival, "Suoni in transito", in programma la mattina dell’11 su un treno appositamente allestito per l’occasione da TrenItalia con la collaborazione di RFI (Rete Ferroviaria Italiana), che da Cagliari (partenza ore 8:20) porterà a Berchidda. A bordo, insieme ad Alessandro Olla, curatore del progetto, un organico di musicisti acustici ed elettronici composto da Simone Balestrazzi (sampler, virtual synth, oggetti sonori), Giampaolo Campus (sampler), Sara Aresu (chitarra elettrica, voce), Adele Madau (violino acustico e elettrico), Adriano Orrù (contrabbasso), Paolo Sanna (tamburo a cornice, waterphone, oggetti sonori amplificati), dalla bassista spagnola Io Casino e dal clarinettista inglese Tim Hodgkinson. Ma saranno soprattutto i suoni del treno, trattati in tempo reale, a fornire il materiale di base per questa performance coprodotta da Time in Jazz e dall’associazione TiConZero di Cagliari.

Tanti, come sempre, i concerti del mattino e pomeridiani in programma soprattutto nelle chiese campestri intorno a Berchidda e alle altre località coinvolte. Vi ritroveremo alcuni dei nomi già al centro dei riflettori sul palco di piazza del Popolo: Antonello Salis e Stefano Bollani, per esempio, impegnati a dialogare sulle tastiere dei loro pianoforti nella Chiesa di Santa Caterina, nella campagna di Berchidda, la mattina del 13 (ore 11); e ancora Bollani, stavolta in esibizione solitaria a Nostra Signora di Castro, nei pressi di Oschiri, il 14 (ore 18). Si rivedranno anche Gianluigi Trovesi e Gianni Coscia: a loro è affidato il consueto appuntamento nell’Arboreto mediterraneo della Foresta Demaniale Monte Limbara Sud, la mattina di ferragosto a partire dalle 11. E, nel pomeriggio dello stesso giorno, Carla Bley, Steve Swallow e Andy Sheppard in trio nella chiesa di Chiesa di San Michele (ore 18) per ripercorrere i passi di "Songs With Legs".

Fuori dai ranghi del P.A.F. trio, ecco anche Furio Di Castri unirsi ad Ares Tavolazzi, Salvatore Maltana e Paolino Dalla Porta per un inedito quartetto di contrabbassi: sabato 12 nel Santuario di San Paolo Eremita, nei pressi di Monti (ore 11).

Doppio impegno per il chitarrista Bebo Ferra: l’11, nella chiesa di San Michele a Pattada (ore 18), nel collaudato duo con Paolino Dalla Porta e, il giorno dopo (stessa ora), in compagnia del fratello Massimo Ferra, anche lui chitarrista, nella chiesa dei Santi Cosma e Damiano a Nuchis (vicino a Tempio Pausania): un rendez-vous musicale tutto in famiglia che non si celebra da ben diciassette anni.

Del tutto atipico il concerto in programma il pomeriggio del 13 a Nughedu San Niccolò, nella chiesa di Sant’Antonio Abate (ore 18): a tenere banco sarà infatti Gianfranco Grisi, specialista di due strumenti davvero poco comuni come la concertina inglese e il cristallarmonio, una variante moderna (da lui stessa brevettata) della glassharmonica, uno strumento a base di bicchieri di cristallo cui Mozart dedicò alcune delle sue pagine più belle. Nella prima parte del concerto, Grisi sarà in compagnia del chitarrista Matteo Turella per un programma di musiche originali; nella seconda, affiancato invece da un quartetto di musicisti classici (Tony Chessa al flauto, Francesca Cossu all’oboe, Gioele Lumbau alla viola e Giuseppe Fadda al violoncello), spazio appunto all'Adagio e Rondò KV 617 di Mozart. Per Grisi impegno previsto anche in serata, sul palco di Piazza del Popolo, con un intervento nel progetto "Bere, mangiare, cantare" di Peppe Servillo, Javier Girotto e Natalio Mangalavite.

Tra gli appuntamenti musicali consueti di Time in Jazz, il concerto aperitivo che ogni anno propone dal vivo a Berchidda la più recente produzione discografica di gruppi e musicisti sardi; quest’estate è la volta del NAT Trio di Marcella Carboni (arpa), Elisabetta Lacorte (basso) e Simone Dionigi Pala (sassofoni), una formazione nata tre anni fa durante i Seminari Jazz di Nuoro e fresca del debutto su cd, che verrà proposto il 14 (intorno a mezzogiorno) al Museo del Vino. A precedere (alle 10,30) il concerto, la presentazione di due recenti pubblicazioni: "Grandi Rossi", una guida ai vini della Sardegna firmata dal sommelier ed enogastronomo Piero Careddu per la Magnum Edizioni di Sassari, e "Paolo Fresu Talkabout", una "biografia a due voci" curata da Luigi Onori e dallo stesso trombettista berchiddese per le Edizioni Stampa Alternativa/Nuovi equilibri. Abbinato al libro un DVD prodotto dalla PAO film.

Dai Seminari Jazz nuoresi arrivano anche gli otto allievi che nella scorsa edizione dell’iniziativa didattica hanno ottenuto le borse di studio per la formazione di un gruppo ad hoc: Eight Caught Playing il nome scelto da Marta Loddo (voce), Luca Vito Lanza (sassofono), Davide Di Pasquale (trombone), Luca Aquino (tromba), Fabrizio Rat Ferrero (pianoforte), Luca Costantini (chitarra), Alessandro Del Signore (contrabbasso) e Roberto Migoni (batteria) per il loro sodalizio musicale, che terrà banco nelle nottate al jazz club allestito al Museo del Vino, dopo i concerti in piazza del Popolo.

"Cookin’ jazz", dunque, quest’estate a Berchidda. Ma il diciannovesimo Time in Jazz vuole anche rendere omaggio a un grande amico che non c’è più: il batterista Roberto "Billy" Sechi, uno dei protagonisti della scena jazzistica sarda degli ultimi vent’anni, scomparso lo scorso autunno. Lo farà dedicando alla sua memoria due diversi concerti all’alba (intorno alle 6 del mattino) nello scenario naturale del Montalvu, sui pendii del Limbara. Protagonista, venerdì 11, un inedito ensemble di percussionisti composto da Francesco Sotgiu, Carlo Sezzi, Gianni Filindeu, Roberto Pellegrini, Pier Francesco Loche, Alessandro Garau e Luca Piana. A Rita Marcotulli, invece, il compito di accompagnare in solitudine, col suo pianoforte, il sorgere del sole per quello che di fatto sarà l’ultimo appuntamento del festival, mercoledì 16.

Come sempre ricco, dunque, il versante musicale del festival, al quale si affianca tutta una serie di altri appuntamenti. Ogni sera, come "antipasto" per i concerti sul palco di Piazza del Popolo, l’attore Enzo Decaro regalerà al pubblico dei brevi interventi a tema. Ma non è tutto. Legato al compianto Massimo Troisi da amicizia e dagli esordi (insieme a Lello Arena) del trio comico La Smorfia, Decaro ha registrato un disco, "Poeta Massimo" (in uscita a giugno) che recupera note e testi nati dalla passione giovanile per la musica che condivideva con l’attore napoletano scomparso: lo presenterà il pomeriggio del 14 a Nostra Signora Di Castro (Ozieri), subito dopo il concerto solistico di Stefano Bollani.

Altre schegge di teatro al festival: il giorno di ferragosto (ore 13), l’attore e regista trentino Antonio Caldonazzi si esibisce nel monologo "Vino dentro" (prodotto dal Teatro Stabile di Bolzano), un "viaggio surreale" nel mondo del nettare di Bacco, nella cornice più adatta alla situazione: il Museo del Vino di Berchidda.

Stessa data, ma luogo (i giardini della Casa di Riposo per Anziani) e orario diversi (ore 20) per un altro appuntamento abituale di Time in Jazz, la gara di poesia in lingua sarda curata da Paolo Pillonca:: il ventenne Giuseppe Porcu di Irgoli e i più maturi Mario Masala di Silanus e Bruno Agus di Gairo rinnovano anche quest’anno il confronto ideale fra tre diverse generazioni di poeti improvvisatori.

Al leitmotiv del festival si uniformerà, come sempre, la consueta serie di iniziative che rientrano nell’ambito del P.A.V., il versante di Time in Jazz dedicato alle arti visive e curato da Giannella Demuro e Antonello Fresu, ill cui filo conduttore, quest’anno, è il “cibo” indagato nelle sue varie declinazioni.

Da sempre ricorrente nella storia dell’arte, sia come mera rappresentazione oggettuale e figurativa, sia come espressione dei molteplici e complessi significati simbolici ad esso connessi, il tema del cibo incrocia la ricerca visiva contemporanea con una sempre maggiore frequenza. Nella società attuale, infatti, le tematiche legate al cibo e all’alimentazione, sono intimamente coinvolte in una fitta rete di rimandi ed articolazioni che attingono agli ambiti più disparati della cultura odierna: dalla biologia alla fisiologia, dall’antropologia alla psicoanalisi, dalla filosofia e dalla religione a tutta una serie di nuove problematiche sensibili connesse alle biotecnologie e alla globalizzazione.

Cibo come nutrimento, come rito sociale, come indice etnico o culturale. Ma anche variabile politica, economica e perfino etica. Cibo come confronto tra identità individuale e collettiva.

È a questa complessità che l’arte si rapporta, producendo opere che sono testimonianza del nostro mondo e del nostro tempo.

Numerosi gli eventi espositivi riuniti sotto il titolo Cookin’Art:

 

heavy food, a cura di Paola Tognon e Laura Nozza, ricerca tematica nell’arte degli ultimi decenni, con video di artisti che indagano il tema del cibo nelle sue molteplici implicazioni: opere realizzate a partire dagli anni Settanta – dove il cibo è protagonista nelle performance in un diretto confronto/scontro con il corpo dell’artista – fino alle più recenti che riflettono l’attualità del tema nel rapporto tra alimentazione, tradizioni culturali, economia, socialità e malessere. La rassegna, ospitata nelle sale della Casara, un vecchio edificio industriale, è articolata in tre sezioni distinte:

- heavy food, rassegna video di artisti italiani ed internazionali, contemporanei e storici che lavorano o hanno lavorato in una libera relazione di senso con il tema del cibo indagato in tutte le sue possibili interpretazioni, con opere di Marina Abramovic, Nicoletta Agostini, Alicia Baladan, Samuele Belloni, Alba D’Urbano, Stefania Galegati, Alberto Guidato, Dimitris Kozaris, Francesco Lauretta, Domenico Mangano, Marzia Migliora, Adrian Paci, Stefano Pasquini, Federica Pecorelli, Alessandro Quaranta, Nordine Sajot, Dunja Scannavini, Alessandra Spranzi, Bert Theis, Franco Vaccari, Luca Vitone.

 

- Cucine coordinate, installazioni di Vincenzo Castella, Silvia Levenson e Natalia Saurin, Cesare Pietroiusti.

 

- Tutto fa brodo, collage di spezzoni dal cinema internazionale del XX secolo sino ai giorni nostri nel quale il cibo si fa elemento espressivo di satira, antropologia, storia e fantascienza, realizzato da Dario Catozzo, Angelo Signorelli, Alberto Valtellina, Sergio Visinoni per la regia di Lab 80 Film.

La rassegna heavy food è realizzata in collaborazione con l’associazione culturale E-venti di Bergamo, C/O Care of, Milano; Lab 80, Film, la Provincia Autonoma Bolzano – Alto Adige, Cultura Italiana, il Seminario Permanente Luigi Veronelli di Bergamo.

 

Dishes, a cura di Giannella Demuro e Antonello Fresu, rassegna che spazia tra pittura, video e installazioni, con opere di Erik Chevalier, Paola Dessy, Gianni Nieddu, Pietro Sedda, Marco Pili, Pinuccio Sciola, Gianfranco Setzu. La rassegna, ospitata negli spazi di Casa Meloni, presenta opere di artisti che con tecniche e modalità espressive differenti, esplorano il tema del cibo nelle sue accezioni metaforiche, per parlare di storia e dittature, di identità e massificazione, della società di oggi e delle sue emergenze.

 

Gorni/Sajot, a cura di Gabi Scardi, racconto a due voci, quelle di Meri Gorni e Nordine Sajot, due artiste che hanno fatto del cibo uno dei fulcri nodali delle proprie ricerche: la prima più attenta a coglierne gli aspetti intimistici e quotidiani, la seconda più attratta dalle potenzialità rappresentative di un inconscio collettivo, di culture, di “patrimoni genetici”. La mostra è ospitata al Museo PAV.

 

Food in Bytes, rassegna curata da Elena Giulia Rossi e ospitata al Museo PAV. La net/web art, termine con cui di recente si indicano quelle pratiche artistiche che utilizzano Internet come principale strumento creativo, fa parte delle correnti di ultima generazione. Molti lavori net sono ispirati al tema del cibo. Food in Bytes presenta cinque di questi lavori distribuiti in un arco di tempo che va dal 1999 (quando la net art era ancora lontana dal riconoscimento delle istituzioni) al 2006: Kelly Dobson, Free Soil (Amy Franceschini, Myriel Milicevic, Nis Rømer), La Molleindustria, Josephine Starrs e Leon Cmielwski, Tree-Axis (Krister Olsson, Stella Lai).

 

Il tema del cibo (e dintorni) verrà esplorato non solo attraverso opere pittoriche, fotografiche e video. Infatti, oltre alla dimensione più propriamente espositiva, Cookin’Art proporrà, sotto il titolo di Lavori in corso, una serie di installazioni, interventi, performance e progetti “site specific”, nel paese e nel territorio circostante, di Dimitris Alithinos, Paola Dessy, Meri Gorni, Pinuccio Sciola, Gianfranco Setzu.

 

Tutta incentrata sui giovani talenti emergenti è BabelFish, mostra collettiva a cura di Claudio Pieroni e Pinella Marras con opere di Carlo Deperu, Veronica Gambula, IL=TR (Ilaria Onidi e Maria Teresa Serra), Francesco Lussu, Narcisa Monni, Francesco Puggioni, Sabrina Oppo, Antonella Tola, ospitata al Museo del Vino. La mostra è realizzata in collaborazione con il Dipartimento "pittura b" dell'Accademia di Belle Arti di Sassari.

 

Come negli ultimi anni, alcuni degli artisti che parteciperanno alle mostre saranno presenti anche sul palco di piazza del Popolo con Arte tra le note, scenografie d’artista realizzate appositamente per i concerti serali del Festival da Gianni Nieddu, Alex Pinna, Nero Project.

 

Visitabile in permanenza, inoltre, il progetto stabile del PAV Semida, il Museo di arte ambientale con le opere di Clara Bonfiglio, Giovanni Campus, Bruno Petretto, Pinuccio Sciola e Monica Solinas, nato nello splendido scenario del Demanio Forestale del Monte Limbara in collaborazione con il Comune di Berchidda e l’Ente Foreste Sardegna.

 

Infine, consueto spazio alla fotografia con Stage/backstage allestita nelle sale del Museo del Vino: installazione collettiva che riproporrà il festival e i suoi artisti attraverso lo sguardo di “professionisti” e “non professionisti” dello scatto.

Tanta musica, dunque, e arti visive al prossimo Time in Jazz. Ma anche l’ottava musa, dopo la positiva esperienza dell’anno scorso, trova il giusto spazio nel cartellone del festival con una mini rassegna di film curata dal regista Gianfranco Cabiddu (responsabile della sezione Immagine e Cinema di Time in Jazz). Si intitola Il gusto del cinema e, naturalmente, si uniforma al tema unificante di Cookin’ Jazz, trovando anche stavolta la preziosa collaborazione dell’Istituto Superiore Regionale Etnografico di Nuoro, che da trenta e più anni in Sardegna promuove un prestigioso Festival Internazionale di Documentari Etnografici e che al tema del cibo ha dedicato un intero festival, nel 2002.

Tre i film in programma, a rotazione, dal 12 al 15 agosto, nel ritrovato cinema di Berchidda e in una comoda fascia oraria pomeridiana (dalle 16 alle 18): in YUM, YUM, YUM! il cineasta (e buongustaio) americano Les Blank ci introduce ai cibi e alla musica Cayun; A Love Supreme è invece l’omaggio del regista anglo-indiano Nilesh Patel all’abilità culinaria della madre, mentre in Fiumaroli Angelo Loy ritrae due famiglie di pescatori di anguille sul fiume Tevere, "nascoste" sotto i ponti del Raccordo Anulare.

Un breve viaggio seguendo il filo che lega la musica alla cucina, e che – come scrive Cabiddu nelle sue note di presentazione, "assomma in sé gli ‘ingredienti base’ che costituiscono l’essenza stessa del quotidiano rito della vita. Una musica da ‘sentire’, ‘mangiare’ e da ‘vivere’".