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Giovedì 11 agosto Oschiri, Chiesa e altare rupestre di Santo Stefano – ore 11.00 Pierre Favre Quartet “(S)colpire il percuotere”
Sabato 13 agosto Tempio Pausania, Fonti di Rinaggiu – ore 11.00 Pierre Favre solo “Terreno”
Domenica 14 agosto Berchidda, Piazza del Popolo – ore 21.30 “La Pierre Sonore” - Pierre Favre Quartet suona le sculture di Pinuccio Sciola
Fra sculture e percussioni con Pierre Favre, il suo quartetto e le pietre sonore di Pinuccio Sciola
La giornata di giovedì 11 comincia nel suggestivo (e inedito per Time in Jazz) scenario dell'area archeologica di Santo Stefano, nella campagna di Oschiri, con il suo interessantissimo altare rupestre. Qui, alle 11 del mattino, alla testa del suo quartetto di percussioni, apre la sua serie di apparizioni al festival lo svizzero Pierre Favre, uno dei musicisti che hanno contribuito maggiormente a definire l'identità del nuovo jazz europeo e a emancipare le percussioni dal loro convenzionale ruolo ritmico, facendole diventare un veicolo di ritmo e melodia “a tutto tondo”. Raramente si è trovato nel jazz qualcuno che suonasse le percussioni così “silenziosamente”: musicista di grandissima sensibilità e originalità, maestro di spazi vuoti e pause, Pierre Favre è un autentico poeta delle percussioni. Il suo set di strumenti forma un universo sonoro unico e personale che si può apprezzare al meglio nelle sue esibizioni in solo, come quella di cui sarà protagonista la mattina di sabato 13 (alle 11) alle Fonti di Rinaggiu a Tempio Pausania.
Quasi un salto indietro nel tempo, invece, l'impegno che lo attende la sera dopo sul palco berchiddese di piazza del Popolo (ore 21:30): Pierre Favre ritrova infatti il compagno di una memorabile avventura musicale al centro di una lontana edizione di Time in Jazz, quella del 1996: Pinuccio Sciola. Il grande scultore sardo (di San Sperate) riporta in dote le sue “pietre sonore” sul palco su cui debuttarono in un contesto concertistico, affidandole proprio allo stesso esecutore di quindici anni fa, Pierre Favre, stavolta in compagnia degli altri membri del suo quartetto di percussioni: Christian Jaeger, Markus Lauterburg e Valeria Zangger. Coprodotto con il festival I suoni delle dolomiti, il progetto arriva a Berchidda quattro giorni dopo la “prima” al passo di Lavazé, in Trentino, a 1.800 metri di quota. E' un rapporto davvero speciale quello che lega Pinuccio Sciola con l’universo dei suoni da quando, intorno alla metà degli anni Novanta, la sua ricerca artistica si è dedicata con crescente consapevolezza alla produzione delle “pietre sonore”: monoliti di basalto scolpiti attraverso profonde incisioni e fenditure longitudinali che, percosse, pizzicate o semplicemente accarezzate, vibrano, emettono suoni di intensità, frequenza e timbro differenti. Sono sculture, insomma, che paiono realizzare la magia di dare vita e voce alla pietra, di sprigionare l’anima stessa della terra dalla materia inerte. Le “pietre sonore” hanno appassionato da subito non solo gli ambienti dell’arte, ma anche il mondo della musica. E così, mentre fanno bella mostra di sé in esposizioni in Italia e all’estero o in spazi come l'Auditorium Parco della Musica di Roma progettato da Renzo Piano, sono diversi i musicisti, di area “colta” e non, che le hanno sperimentate per trarne suoni, come il violista Maurizio Barbetti, i performer Pietro Pirelli, il compositore genovese Riccardo Dapelo e il sassarese Antonio Doro.
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