Home page

 
  Time in Jazz 2014  
  Time in Jazz 2013  
  Time in Jazz 2012  
  Time in Jazz 2011  
 
01. Il calendario
02. Il programma
03. Paolo Fresu "Terra"
04. Il Respiro della Terra - Rassegna di Cinema
05. Green Jazz
06. Bookshop e Media Partnership
07. Time Out
08. Lo spazio danza
09. Le istituzioni che sostengono Time in Jazz
10. Gli sponsor di Time in Jazz
11. I partner di Time in Jazz
12. Biglietti e abbonamenti
13. Tabloid
 
  Time in Jazz 2010  
  Time in Jazz 2009  
  Time in Jazz 2008  
  Time in Jazz 2007  
  Time in Jazz 2006  
  Time in Jazz 2005  
  Time in Jazz 2004  
  Time in Jazz 2003  
  Time in Jazz 2002  
  Time in Jazz 2001  
  Time in Jazz 2000  
  Time in Jazz 1999  
  Time in Jazz 1998  
  Time in Jazz 1997  
  Time in Jazz 1996  
  Time in Jazz 1995  
  Time in Jazz 1994  
  Time in Jazz 1993  
  Time in Jazz 1992  
  Time in Jazz 1991  
  Time in Jazz 1990  
  Time in Jazz 1989  
  Time in Jazz 1988  
 
 
 
 
   
11-08-2011, Pierre Favre Quartet  

 

Giovedì 11 agosto
Oschiri, Chiesa e altare rupestre di Santo Stefano – ore 11.00
Pierre Favre Quartet “(S)colpire il percuotere”

Sabato 13 agosto
Tempio Pausania, Fonti di Rinaggiu – ore 11.00
Pierre Favre solo “Terreno

Domenica 14 agosto
Berchidda, Piazza del Popolo – ore 21.30
“La Pierre Sonore” - Pierre Favre Quartet
suona le sculture di Pinuccio Sciola

Fra sculture e percussioni con Pierre Favre,
il suo quartetto e le pietre sonore di Pinuccio Sciola

La giornata di giovedì 11 comincia nel suggestivo (e inedito per Time in Jazz) scenario dell'area archeologica di Santo Stefano, nella campagna di Oschiri, con il suo interessantissimo altare rupestre. Qui, alle 11 del mattino, alla testa del suo quartetto di percussioni, apre la sua serie di apparizioni al festival lo svizzero Pierre Favre, uno dei musicisti che hanno contribuito maggiormente a definire l'identità del nuovo jazz europeo e a emancipare le percussioni dal loro convenzionale ruolo ritmico, facendole diventare un veicolo di ritmo e melodia “a tutto tondo”.
Raramente si è trovato nel jazz qualcuno che suonasse le percussioni così “silenziosamente”: musicista di grandissima sensibilità e originalità, maestro di spazi vuoti e pause, Pierre Favre è un autentico poeta  delle percussioni. Il suo set di strumenti forma un universo sonoro unico e personale che si può apprezzare al meglio nelle sue esibizioni in solo, come quella di cui sarà protagonista la mattina di sabato 13 (alle 11) alle Fonti di Rinaggiu a Tempio Pausania.
Quasi un salto indietro nel tempo, invece, l'impegno che lo attende la sera dopo sul palco berchiddese di piazza del Popolo (ore 21:30): Pierre Favre ritrova infatti il compagno di una memorabile avventura musicale al centro di una lontana edizione di Time in Jazz, quella del 1996: Pinuccio Sciola. Il grande scultore sardo (di San Sperate) riporta in dote le sue “pietre sonore” sul palco su cui debuttarono in un contesto concertistico, affidandole proprio allo stesso esecutore di quindici anni fa, Pierre Favre, stavolta in compagnia degli altri membri del suo quartetto di percussioni: Christian Jaeger, Markus Lauterburg e Valeria Zangger. Coprodotto con il festival I suoni delle dolomiti, il progetto arriva a Berchidda quattro giorni dopo la “prima” al passo di Lavazé, in Trentino, a 1.800 metri di quota.
E' un rapporto davvero speciale quello che lega Pinuccio Sciola con l’universo dei suoni da quando, intorno alla metà degli anni Novanta, la sua ricerca artistica si è dedicata con crescente consapevolezza alla produzione delle “pietre sonore”: monoliti di basalto scolpiti attraverso profonde incisioni e fenditure longitudinali che, percosse, pizzicate o semplicemente accarezzate, vibrano, emettono suoni di intensità, frequenza e timbro differenti. Sono sculture, insomma, che paiono realizzare la magia di dare vita e voce alla pietra, di sprigionare l’anima stessa della terra dalla materia inerte.
Le “pietre sonore” hanno appassionato da subito non solo gli ambienti dell’arte, ma anche il mondo della musica. E così, mentre fanno bella mostra di sé in esposizioni in Italia e all’estero o in spazi come l'Auditorium Parco della Musica di Roma progettato da Renzo Piano, sono diversi i musicisti, di area “colta” e non, che le hanno sperimentate per trarne suoni, come il violista Maurizio Barbetti, i performer Pietro Pirelli, il compositore genovese Riccardo Dapelo e il sassarese Antonio Doro.