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Berchidda, Piazza del Popolo – Ore 23.00 Fuochi d’artificio e FESTA FINALE con Koçani Orkestar, Paolo Fresu, Antonello Salis plus guest
Due grandi protagonisti del jazz italiano e una delle più famose e spettacolari fanfare balcaniche: Paolo Fresu e Antonello Salis rinnovano il loro collaudatissimo incontro con la Kocani Orkestar per celebrare, nella seconda parte della serata di Ferragosto, la consueta festa finale del festival. Un incontro, quello dei due musicisti sardi con la brass band macedone, nato quattro anni fa, rodato attraverso tanti concerti e consegnato nel 2005 alle tracce di un disco (pubblicato da il Manifesto) che fotografa bene il felice connubio. Tolte poltroncine e transenne, e aperte le porte a tutti, l’ultimo appuntamento in piazza del Popolo promette come sempre un festoso bagno di folla e di emozioni, con tutta la poesia del jazz di Paolo Fresu (tromba e flicorno) e Antonello Salis (pianoforte e fisarmonica) e la pirotecnica girandola di ritmi e melodie gitane dei dieci componenti della Kocani Orkestar: Durak Demirov al sassofono, Turan Gaberov e Sukri Kadriev alle trombe, Nijazi Alimov, Suad Asanov, Redzai Durmisev e Sukri Zejnelov alle tube, Dzeladin Demirov al clarinetto, il canto di Ajnur Azizov e Saban Jasarov al “tapan” (una grancassa che si suona da una parte con una mazza e dall’altra con una bacchetta più sottile). Un tripudio di suoni e colori che avrà un appropriato preludio nello spettacolare gioco di fuochi d’artificio curato dalla Teo Fireworks. Quella delle brass band balcaniche è una specialità tutta tzigana, nata nell’Ottocento su imitazione delle bande dell’esercito ottomano (che a loro volta avevano rimpiazzato le bande “Mehterhanes” dei giannizzeri turchi). Sostituiti i tradizionali oboi con trombe, tube, sassofoni e clarini, nelle mani dei Rom ha preso forma una musica per sua natura nomade e “contaminata”. Pur avendo assorbito nel tempo stili differenti, in queste bande resta ben salda la nozione orientale del contenuto e della linea melodica. La maggior parte dei ritmi usati nei brani strumentali si basa su motivi di danze tradizionali, ma anche in questo caso le formule ritmiche originali si aprono ad altri generi e stili, come la rumba o la salsa. La Kocani Orkestar (che lega il suo nome a quello della cittadina macedone da cui proviene) non sfugge alla regola: propone un’interpretazione originale dei brani tradizionali, e non disdegna di confrontarsi con la modernità. Lo dimostrano anche alcune sue “cover” in chiave tzigana di brani di Bob Dylan e Khaled, o le collaborazioni con artisti di ambiti musicali diversi, come Vinicio Capossela, l’Harmonia Ensemble, o, appunto, Paolo Fresu e Antonello Salis. Ogni concerto della Kocani Orkestar è un’esperienza eccitante: un vortice di timbri, accenti e colori che esalta il ricco mosaico di ritmi e melodie meticce nate dall’incrocio fra Oriente e Occidente. Musica schietta, ora malinconica, ora trascinante, sempre suonata con l’intensità tipica di ogni esperienza gitana, e con un virtuosismo mai fine a se stesso ma sorretto da una grande inventiva. Inventiva che nell’incontro con Paolo Fresu e Antonello Salis trova il suo contraltare ideale. I due musicisti sardi non portano con sé solo l’arte in cui eccellono, il jazz, l’improvvisazione, ma anche un senso vivo della tradizione e l’attitudine a mettersi in gioco e a confrontarsi con altri linguaggi, proprio come i loro colleghi macedoni. Su queste affinità di fondo si salda il successo di un’intesa capace di dare una luce nuova, diversa al repertorio portato in dote dai suoi protagonisti: sia che si tratti di un cavallo di battaglia della Kocani come Siki, Siki Baba, sia quando a tener banco sono le variazioni su un ballo sardo o le Notti a Mogadiscio scritte da Fresu per Il più crudele dei giorni, il film su Ilaria Alpi di Ferdinando Vicentini Orgnani. |