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16-08-2007, Paolo Fresu Italian Quintet & Joan Minguell  

Berchidda, MonTramonto Out > Monte Acuto – Ore 19.00
Paolo Fresu Italian Quintet & Joan Minguell
“El Vels de l’Eclipse”
– Concerto per cinque musicisti e un attore
Produzione originale

Il tramonto dell’ultima giornata di Time in Jazz numero venti regala ancora un evento in cui musica e teatro vanno a braccetto: protagonisti, ai piedi del Monte Acuto, il quintetto di Paolo Fresu con il mimo catalano Joan Minguell. Un incontro dal sapore speciale perché proprio da un’estemporanea esibizione degli stessi artisti a Berchidda (nel cortile dell’asilio parrocchiale), nacque vent’anni fa l’idea di quello che, di lì a poco, sarebbe diventato il festival Time in Jazz. All’epoca il quintetto era in piena fase di “decollo”, con una crescente attenzione da parte della critica e due dischi già all’attivo: il debut album Ostinato (1985) e Inner Voices (1986) dove il quintetto ospita un sassofonista del calibro di David Liebman. Sottolinea Luigi Onori nel suo preziosissimo Talkabout, la “biografia a due voci” dedicata a Paolo Fresu (uscita l’anno scorso per Stampa Alternativa/Nuovi Equilibri): “Il titolo (Inner Voices, n.d.r.) è quello di uno spettacolo realizzato insieme al mimo ed attore catalano Joan Minguell, un semplice omaggio ‘verbale’; parte delle musiche create per Minguell finiscono, invece, nel terzo album del quintetto, Mämût (1987)”.
Coetanei (sono nati entrambi nel 1961), il musicista sardo e l’attore catalano si erano conosciuti nel 1984 ad Alghero, dove Minguell l’anno dopo porterà uno dei suoi primi spettacoli, Diàlegs. Fresu era ancora ai passi d’avvio della sua carriera artistica ma andava già sperimentando i primi lavori al di fuori dell’ambito strettamente jazzistico e di confronto con altri codici dell’espressione, come il teatro, appunto. Minguell, che aveva un background di formazione con artisti come Etienne Decroux (mimo corporale), Andrej Leparsky (mimo e pantomima), Anna Peris e Coral•lina Colom (tecnica vocale), Pere Planella, Josep Minguell e Ramon Teixidor (interpretazione), diventa in questo senso l’alter ego ideale del musicista sardo. “Come in un amore a prima vista”, scrive ancora Onori, “la tromba di Fresu e la gestualità di Minguell trovano un terreno comune che esula dai canoni e dai cliché. Praticamente coetanei (sono nati entrambi nel 1961; n.d.r.), i due artisti creano per Inner Voices (...) sette momenti scenico-sonori diversi che tratteggiano un viaggio simbolico: dal nuraghe verso il mare.”
La collaborazione fra i due andrà avanti per anni, anche con il coinvolgimento del quintetto di Fresu, dando vita a spettacoli e progetti come appunto Inner Voices (Alghero 1986), Oltre (Cagliari 1986), Mämût (Barcellona 1987), Concerto per un attore (Salerno 1988) e Sfera (Barcellona/Sitges 1990). Il più famoso resta senz’altro Mämût, le cui musiche daranno vita all’omonimo disco per la Spalsc(h), il terzo del quintetto (che per l’occasione ospitava il percussionista siciliano Mimmo Cafiero). Paolo Fresu le scrive di ritorno da Tarrega, la cittadina natale di Joan Minguell, dove aveva partecipato alle prove, e le incide in studio nella primavera del 1986. “Il risultato”, sottolinea Onori, “sono tredici frammenti estremamente variegati, funzionali, ‘al servizio di uno spettro visivo’. (...) Fresu sembra cercare un rapporto stretto e rigoroso tra suono e gesto, improvvisazione e teatralità, scontrandosi anche con le difficoltà di una relazione complessa. (...) Esperienze ormai passate ma il trombettista, a distanza di tempo, ritiene Mämût un album significativo che ancora ascolta: ‘Strano, perché è forse il disco meno jazz che abbia mai inciso in quanto nato come colonna sonora per un lavoro di teatro/mimo (...). Forse è proprio questa cosa che mi piace in quel lavoro: c’è un senso di poesia ed un ambiente unico rispetto ad altre produzioni discografiche, nonostante sia decisamente immaturo essendo uno dei miei primi lavori’”.
Parte di quelle musiche servirono anche per lo spettacolo che il quintetto e Joan Minguell portarono a Berchidda un anno prima che nascesse il festival. Anche per questo motivo, nell’album dei ricordi di vent’anni di Time in Jazz non poteva mancare una pagina così importante, che sarà bello sfogliare proprio in chiusura. Quasi a dire: la storia continua.