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10-08-2009, Gavino Ledda & Paolo Fresu “Duàghe”  


Berchidda, Fontana S’Eritteddhu - Foresta Demaniale Monte Limbara Sud – Ore 11

Suoni e parole per chiudere il trittico “a tappe” della mattina del 10 agosto sul Limbara: alla Fontana S’Eritteddhu, intorno alle 11, la musica di Paolo Fresu incontra i testi scritti e interpretati dallo scrittore Gavino Ledda in “Duàghe”, una produzione originale targata Time in Jazz. Settant'anni portati con disinvoltura, Gavino Ledda è noto ai più per la sua prima opera, “Padre padrone”, romanzo autobiografico di un pastore analfabeta che diventa dottore in glottologia. Alla sua pubblicazione, nel 1975, il libro (e poi il film che ne trassero poco dopo i fratelli Taviani) fece scalpore, soprattutto in Sardegna. Tradotto in trentanove lingue e con un milione e mezzo di copie vendute, “Padre padrone” segnò un successo editoriale non eguagliato dal suo seguito, “Lingua di falce” (del 1977), dopo il quale, il lavoro dello scrittore di Siligo è andato progressivamente concentrandosi sulla ricerca di una nuova lingua, basata anche sul recupero del sardo arcaico: una lingua “a quattro dimensioni”, che scardina le convenzioni della lingua tradizionale, “euclidea” e “aristotelica”, per esplorare nuove modalità espressive e per rappresentare la complessità della materia, della natura, dell’Universo; una lingua che conia nuovi termini, gioca con prefissi e suffissi, mescola e giustappone sardo e italiano, latino e greco, e che lo scrittore – anzi, lo “scrittilluttore” - ha sperimentato nel poema “Aurum Tellus” (del 1991) e nelle novelle “I cimenti dell’agnello” (pubblicate nel 1995 e, con l’aggiunta di nuovi testi, nel 2000).