Erik Truffaz Quartet

15/08/2017 Berchidda, piazza del Popolo 21.30

Doni Doni (poco a poco, o passo dopo passo in lingua maliana) riflette lo spirito con cui abbiamo costruito questo disco. /ErikTruffaz

Nuova formazione, nuova energia, nuovo suono; dopo tre anni di silenzio musicale, il nuovo Erik Truffaz Quartet è tornato! Marc Erbetta, primo batterista ha lasciato il posto al giovane ed energico Arthur Hnatek, di base a New York e che conta tra le sue collaborazioni con musicisti rivoluzionari quella con Tigran Hamasyan.

Nuova ispirazione ed influenze colorano il nuovo album, grazie a una ricca e scenografica collaborazione con la compagnia di danza sudafricana VUYANI. Ancora una volta alla frontiera tra jazz e pop strumentale, bilanciando tra originalità e accessibilità, l’Erik Truffaz Quartet, fedele a una tradizione rinnovata ormai da molti album, ha invitato due artisti di fama mondiale nonchè voci pluripremiate: Rokia Traoré e Oxmo Puccino. La cantante Maliana incanterà tre canzoni con il suo timbro dolce e misterioso, mentre il gigante dell’hip hop francese e amico e collaboratore di lunga data (comparso nel dvd “Paris Tour”) Oxmo Puccino, aggiunge il suo stimolo creativo ed esplosivo in un brano. Due personaggi diametralmente opposti che la musica dell’Erik Truffaz Quartet hanno saputo mescolare e fondere. Una liscia metamorfosi che ha dato vita al nuovo album “Doni Doni” uscito per la Parlophone nel Gennaio 2016.

Tutti i generi vanno bene, tranne quelli noiosi” (Voltaire , L’enfant Prodigue)

Erik Truffaz, cresciuto nel paese di Voltaire, ha respirato le influenze di questo personaggio che ha sempre lottato per la liberazione dell’individuo, contro i confini artificiali, di cui il genere era solo un aspetto, apparentemente più innocente della razza o della differenza tra clero e laicismo, ma comunque tossico e corrosivo.

Nel suo lavoro di una vita, che oggi può essere testimoniato attraverso tre decadi di registrazioni, Erik Truffaz ha sempre sostenuto la trascendenza tra i generi, e l’eliminazione delle presupposte gerarchie, ancora comune nel jazz (e nel pop il fatto che il cantante sia per forza il leader del gruppo). Per lui la musica è fatta da individualità che si incontrano per diventare compagni di viaggio. Il Quartetto di Erik Truffaz era e rimane nella sua nuova forma, un’entità. Soddisfa pienamente l’idea che il gruppo sia molto di più di una semplice somma delle sue parti. Allo stesso modo la musica di Truffaz è sempre stata più ampia delle semplici influenze che hanno contribuito alla sua creazione.

Una misura del risultato di Truffaz e dei suoi colleghi di Quartetto, il bassista Marcello Giuliani, il batterista Arthur Hnatek e il tastierista Benoit Corboz è che l’ integrità personale non è mai messa in dubbio. Qualunque sia il materiale su cui si lavora, qualunque sia la voce ospite, non c’è mai il dubbio su chi stia suonando. Fermato a un confine, Truffaz non avrebbe bisogno di un lasciapassare: basterebbero pochi fraseggi della sua tromba per definirne l’identità. Allo stesso modo gli altri musicisti hanno una consolidata empatia che non fallisce mai, e permette sempre loro di spaziare anche oltre la cosiddetta comfort zone dello stile, verso nuove configurazioni.

Si può percepire su The Dawn and Bending New Corners e nell’album Doni Doni.

Questa volta il gruppo ha incorporato un nuovo membro, e non è la prima volta che devono avere a che fare col cambiamento: nel 2012 la sostituzione di Patrick Muller con Benoit Corboz poteva essere destabilizzante, ma guardando indietro, è stata una naturale evoluzione. Marc Erbetta, il batterista storico, si è spostato su altri progetti, e il suo posto è stato preso dal newyorkese d’adozione Arthur Hnatek, un musicista dalle molteplici influenze che porta nuove prospettive e sfide al gruppo, e che si è già guadagnato il suo spazio, tra Giuliani e Corboz che gli lasciano spazio, non per cortesia, ma per adattare il linguaggio della band a un battito e una musicalità che sono leggermente diverse da ciò che avevamo già sentito nel Quartetto.

È un gruppo che porta e adatta il passo a differenti ambienti, può camminare in città, in campagna o nel deserto.

E ancora, proprio come il rapper Nya aveva aggiunto un nuovo tagliente elemento a quattro brani di Bending New Corners ( tra cui “Sweet Mercy” e “Siegfried” ) o ancora su Arkhangelsk, qui il gruppo da il benvenuto alla star del Mali, Rokia Traoré, con le sue magnifiche vibrazioni Bamabara, e il suo collega e compaesano Oxmo Puccino. In “Complément du verbe”, Oxmo pronuncia una sorta di manifesto non solo per il gruppo e la sua filosofia musicale, ma per una tendenza complessiva verso una musica senza frontiere:

“Noi creiamo la materia in cui tu riponi il tuo piacere /che a sua volta ci nutre”

Rokia Traoré inizia il viaggio in quella indimenticabile apertura a “Comptine 1”, un viaggio tra grandi spazi contenuto nell’intimità di una canzone.

Non c’è una cultura ufficiale nell’ Erik Truffaz Quartet. È un punto d’ incontro e un centro per lo scambio di idee e impressioni, racconto e opera, rifugio e avventura.

Laddove Miles Davis – un precursore- ha impresso la sua identità in qualsiasi pezzo di musica avesse il suo nome, e spesso con poche note, Truffaz non è portato all’auto promozione.

Le voci individuali di tromba, tastiere, basso e batteria non sono così importanti in sé, ma vanno considerate nell’insieme. Le singole parti sono di ottima fattura ma non sono semplicemente un muro su cui scrivere un nome. Muri, confini: ecco un gruppo che li abbatte con forza e gioiosamente.