Cinquant’anni compiuti lo scorso novembre, nato a Teboulba, un villaggio di pescatori nella Tunisia centrale, e cresciuto a contatto con la musica e i canti tradizionali islamici, Dhafer Youssef ha cominciato a scoprire le potenzialità della sua voce fin da piccolo. Incontra il jazz a Vienna, dove si trasferisce nel 1990 e intraprende un percorso che lo porterà a elaborare una propria cifra stilistica. Già nei primi album, Musafir (del 1996) e Malak (1999), si apprezza la sua straordinaria capacità di sganciare il liuto arabo dal suo ruolo più tradizionale per connetterlo ad altri generi musicali contemporanei e di coniugare in modo originale musica araba e jazz; una miscela che si arricchisce di altri suoni e colori con l’introduzione dell’elettronica nei successivi Electric Sufi (2001), Digital Prophecy (2003) e Divine Shadows (2006).

Abu Nawas Rhapsody (2010) e Birds Requiem segnano un ritorno ad atmosfere più acustiche e jazz nel cammino artistico ultraventennale del musicista tunisino: un percorso accompagnato e spesso condiviso con artisti di vari ambiti e provenienze musicali, come Markus Stockhausen, Paolo Fresu, Nguyen Lê, Nils Petter Molvaer, Bugge Wesseltoft, Eivind Aarset, Zakir Hussain, Tigran Hamasyan, Ballake Sissoko, tra gli altri, ma anche di due “leggende” del jazz come Herbie Hancock e Wayne Shorter in occasione dell’International Jazz Day del 2015.

L’avventura artistica di Dhafer Youssef l’ha riportato nel 2016 a New York, dove aveva vissuto per alcuni anni agli esordi e dove ha registrato, nel settembre del 2016, il suo ultimo album, Diwan Of Beauty and Odd: una nuova, vibrante fusione di tradizione e contemporaneità, di influenze orientali e jazz.

Nel 2017 è stato insignito del prestigioso “Dutch Edisson Award”.

Il suo ritorno a Time in Jazz, nella sua trentunesima edizione, lo vedrà alla guida del suo quartetto con Aaron Parks al piano, Matt Brewer al basso, Justin Faulkner alla batteria, con cui porterà in scena il progetto del suo ultimo album Diwan of Beauty and Odd, uscito nel 2016 per l’etichetta Okeh.