Eivind Aarset è un chitarrista dalla visione musicale unica, capace di assorbire e riflettere con grande maestria tutti i modi della musica, mantenendo una cifra personale che spazia dall’intimità quieta all’intensità travolgente. Musicista tra in più ricercati sulla scena del suo paese, la Norvegia, ha suonato con Jon Hassell, David Sylvian, Bill Laswell, Jan Garbarek, Paolo Fresu, Marilyn Mazur, J.Peter Schwalm, Mike Manieri, Marc Ducret, Michel Benitas Ethics, Martux-M, Stefano Battaglia, Michele Rabbia, Talvin Singh, e Andy Sheppard e lavora regolarmente con la band di Nils Petter Molvaer (compare in tutti i dischi del trombettista, compresi il debut album “Khmer” e “ER”, premiato nel 2006).

Le sue influenze musicali vanno dal rock degli anni Settanta al jazz classico, alla fusion. La sua passione per la chitarra nasce all’età di dodici anni, attraverso l’ascolto di Jimi Hendrix, e poi di Deep Purple, Black Sabbath, Santana e Pink Floyd, passando attraverso la musica di Miles Davis, Mahavishnu Orchestra, Weather Report, Return to Forever e il sound ECM di Jan Garbarek e Terje Rypdal.

Dopo svariati anni di esperienze come turnista, mentre suona con la band Ab & Zu, mette a punto il suo stile personale e il sound che avrebbe più tardi sviluppato come membro del gruppo del sassofonista Bendik Hofseth. Ma è stato il suo coinvolgimento con Bugge Wesseltoft e il jazz underground di Oslo a cristallizzare il suono che stava cercando.

Il suo esordio discografico come leader è stato salutato dal New York Times come “uno dei migliori album di jazz elettrico post-Miles”, fissando un alto punto di riferimento che Aarset ha risolutamente affrontato e superato, sia nelle performance in studio sia dal vivo.

Électronique Noire

Nel 1998, Aarset ha pubblicato “Electronique Noire”, il suo album di debutto come bandleader, e una delle prime uscite dell’etichetta Jazzland. I critici sono alla ricerca di una descrizione che si addica all’album: “Post rock”; “Nu Jazz”; “Post Miles Ambient”; e “Drum ‘n’ Bass Fusion” sono tra i numerosi tentativi, e ancora nessuno cattura veramente l’incredibile gamma di diversità e coerenza che l’album esprime. In quel periodo Aarset stava lavorando e esibemdosi in tour con Nils Petter Molvær, e registrando sull’album “Khmer”, la pietra miliare del trombettista (me tutti gli album di Molvaer da allora) . Come Molvær ha sfondato, guadagnando un pubblico di ascoltatori internazionale, molti fans scoprirono “Electronique Noire” e il brano iniziale , “Dark Moisture,” è ancora un punto fermo tra i fans di Aarset.

Light Extracts

L’album successivo, “Light Extracts,” è stato all’altezza delle aspettative, e non ha deluso.

Ancora una volta l’ ambiente e iritmi da club erano presenti, ma la musica stava diventando un organismo davvero separato. Laddove”Electronique Noire” ha brani che possono esser descrtitti individualmente in termini di genere,”Light Extracts” ha offerto musiche che possono solo essere descritte come proprie di Aarset. Nell’album compare il clarinatto basso di Hans Ulrik, una rtista che Aarset incontrò durante le registrazioni dell’album Future Song di Marilyn Mazur; il suono di Ulrik ha regalato all’album una nuova dimensione complessiva e da allora è comparso in ogni pubblicazione.

Aarset conserva elementi melodici, e usa il suono come poesia o pittura, ancorandolo in qualche modo a un’immaginazione definita piuttosto che astratta.

Naturalmente mlti critici visualizzano un paesaggio invernale lontanamente nordico, completo di fiordi e canti delle balene; ad ogni modo i paesaggi sonori possono ugualmente rappresentare deserti, giungle o desolate montagne aliene.

La musica parla auno spirito universale.

Connected

“Connected” ha segnato ancora un nuovo balzo nella scala evolutiva di Aarset e si piazza come un preludio di manifesto. “Connected” cattura perfettamente il metodo di lavoro di Aarset.

Il suo mondo musicale è unicamente suo, e il vocabolario della sua chitarra lo descrive come nessun altro. La musica è diventata auto-referenziale, ancira riesce a trattenere calore e apertura. Gli aspettamente legati alla musica da club, nel suono sono stati pienamente logorati, e sono accompagnati da una nuova problematica, grazie a Jan Bang, Erik Honoré e Raymond Pellicer. La riflessività di

Aarset progredisce coraggiosamente, presentando “Changing Waltz”, una variazione e revisione di “Empathic Guitar”, da “Light Extracts”. Liberata dalla storia della chitarra eletrtica e dei chitarristi, Aarset cancella tutta la potenziale egocentrismo di un chitarrista con una calma Zen, in favore di un punto di arrivo musicale più forte. In aggiunta al clarinetto di Hans Ulrik arrivano l’oud e la voce di Dhafer Youssef, portando l’elettronico e l’acustico verso un nuovo equilibrio raramente raggiunto.

Sonic Codex

“Sonic Codex”, uno tra tra i più recenti progetti intrapresi, è stato realizzato con la collaborazione di Audun Erlien, originale bassista professionista (ha lavorato con musicisti come Matthias Eick, Nils Petter Molvaer, Dhafer Youssef & Anja Garbarek), e di Wetle Holte, batterista/percussionista, influente precursore nel combinare elementi jazz con la musica elettronica, per anni importante componente della band Aarset, ma anche una delle forze motrici dietro le band norvegesi Wibutee e Grand Telemark durante I concerti dal vivo e con altri artisti come Bugge Wesseltoft, Anja Garbarek, Nils Petter Molvaer e John Scofield. Nell’ambito del trio prevale la creatività, che si sviluppa con improvvisazioni che partono da un nucleo elementare sul quale si innesta man mano la struttura sonora dei brani.

Aarset è anche comparso sull’album “Jazzland Community”, un documento del tour 2006/ 07 con Bugge Wesseltoft, Sidsel Endresen, Håkon Kornstad, Marius Reksjø¸ e Wetle Holte. “Sonic Codex”, quarto album di Aarset per la Jazzland, è forse il piùforte album di studio che abbia mai prodotto con una band.”Sonic Codex” riprende concezioni dei suoi primi album, li rielabora e riarrangia e li amplifica per creare un vero capolavoro che può ben essere definito un momento decisivo sia nella carriera di Aarset che nella storia dell’etichetta Jazzland. Il titolo dell’ album riassume perfettamente i suoi contenuti dalla durata di un’ora: è un SONIC CODEX.

Mette in primo piano i ruoli di coinvolgimento tra Aarset e l’ascoltatore, e molto deliberatamente ridefinisce la musicalità che ha costruito i suoi primi tre album, “Electronique Noire”, “Light Extracts” e “Connected”. È un presente innovativo che contemporaneamente riassume il passato e predice il futuro.

Sonic Codex Orchestra: Live Extracts

Tratto da vari concerti, e con leggere variazioni di personale, Live Extracts conserva l’unità di sensazione e intenti che si trovano nel lavoro in studio di Aarset, anche se è costruito da una prospettiva completamente diversa. Il dinamismo delle esibizioni dal vivo offre all’ascoltatore una prospettiva fresca su materiale noto, che spesso suona completamente reimmaginato.

Ad ogni modo l’approcci distintivo è chiaramente quello di Eivind Aarset, sebbene meno distillato o definito: questo è il minerale grezzo della sua immaginazione,spesso coraggioso, energico e indomito, sempre capace di momenti di calme, tenerezza e fredda compostezza

è una versione espressionistica del suo mondo sonoro, ma non cade mai nell’auto-indulgenza – l’ego rimane ben nascosto, permettendo, al contrario all’ interplay dei musicisti di crescere sia internamente che esternamente alla struttura delle canzoni che i seguaci di Aarset conoscono tanto bene, creando qualcosa di completamente nuovo nel processo. I brani di apertura e chiusura, sono suoperbi esempi di musica spontanea, densa si atmosfera e delicata brillantezza.

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Echi di Jimi Hendrix e Miles Davis riusuonano in Electromagnetic e Sign of Seven ma sempre filtrati dalla cifra di Aarset.

Dream Logic

Benchè “Dream Logic”, il quinto album in studio di Eivind Aarset sembri segnare un distacco in vari sensi(è il primo albumda leader fuori dalla Jazzland Recordings, senza “band” nel senso convenzionale),l’0identità è inconfondibile.

Lavorando a stretto contatto con Jan Bang – co-autore di numerosi brani – “Dream Logic” , come il suo predecessore, “Sonic Codex” vive nel suo titolo, con motivi e immagini musicali che affondano ed emergono dai paesaggi creati dalla chitarra

Allo stesso tempo fluido e dinamico, gli effetti possono essere ipnotici o sconcertanti, la sensazione è sempre quella di ascoltare un artista nel pieno delle sue potenzialità.

La collaborazione con Jan Bang ha dato importanti contributi ai precedenti album di Aarset (ndegno di nota “Family Pictures”), ma qui questa collaborazione ha creato qualcosa di familiare e strano, e forse rapprensenta il progetto più ambizioso di Aarset fino ad oggi, non nell’ambito della produzione, ma nella caparbia e determinata esplorazione di territori sonori finora raramente sondati. I risultati sono, invariabilmente, meravigliosi. Dove Aarset si dirigerà da questo punto c’è da indovinarlo, ma sicuramente sappiamo che varrà la pena viaggiare.