Steve Coleman è senz’altro un protagonista di rilievo del jazz contemporaneo, sebbene lui non ami le etichette, e in particolare il termine jazz per la sua musica.
E’ senza dubbio tra gli artisti che meglio hanno ereditato la lezione dei grandi maestri del passato di cui propone uno sviluppo tanto personale quanto logico, seguendo il solco segnato da Duke Elllington, Charles Mingus, John Coltrane, ma in un continuo confronto tra il jazz e le altre musiche del mondo.
Dagli anni Ottanta, con una sintesi che ha combinato la pulsazione swing con i ritmi del funk e dell’hip-hop, Coleman ha esteso la sua sperimentazione alle tradizioni africane, asiatiche e cubane, creando gruppi e progetti in cui interagiscono musicisti jazz e cantanti rap, percussionisti latinoamericani e vocalist asiatici. Un mélange particolarmente intenso e coinvolgente, dove si stratificano e convivono le esperienze più diverse che vanno oltre i confini dello steccato prettamente jazzistico, inoltrandosi in territori sempre più vasti, e sempre estremamente coinvolgenti.
In un contesto così ricco e vitale, oltre al confronto con altre tradizioni musicali, Steve Coleman ha contemporaneamente approfondito il suo legame con la tradizione jazz, ad esempio con il bebop di Charlie Parker (di cui suo padre era appassionato), che si delinea come uno degli stimoli più travolgenti nella sua musica.
Geometrie e ritmo sono le basi primarie del suo pensiero musicale, sempre in perfetto equilibrio con tutti i colori della tavolozza musicale. Grande sostenitore della continuità della musica nera per eccellenza, Coleman colpisce per i costanti sprazzi di rhythm & blues di cui tinge la sua musica, per le improvvisazioni secondo i dettami post-free e l’uso di radicali tappeti “jungle”, che propone energicamente su straordinari sottofondi ritmici binari.
La sua musica può sembrare apparentemente di “nicchia”, ma riesce invece a parlare a un pubblico universale, travolgendo spesso tutto e tutti (critica compresa) e regalando concerti che si trasformano in eventi musicali unici.